Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
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La coerenza garbata di Mango

mango1C’è qualcosa di brutalmente cinico e di particolarmente sadico nella scomparsa di Mango, e non è solo la giovane età (appena sessantenne). La sua è stata una carriera a volte sottotraccia, inseguendo una strada personale e mai scontata. Possibilmente poco battuta, e pazienza se negli anni gli spettatori erano un po’ scesi. Poi, in quello che sembrava un concerto come tanti, per giunta vicino casa e per beneficenza, la morte sul palco. Con lo spettacolo quasi finito. Poco prima di attaccare una delle canzoni più note, “Oro”, che – per quei paradossi che ne hanno spesso lambito il percorso – è forse più famosa per essere stata il contrappunto di Gerry Scotti in uno spot che non per la sua bellezza. Mango, all’anagrafe Giuseppe Mango e alla Siae Pino Mango, si stava esibendo domenica sera al Pala Ercole di Policoro (Matera). Nella sua Basilicata, non troppo distante dal luogo in cui era nato il 6 novembre mango21954 (Lagonegro, Potenza). Era seduto davanti al piano. Stava per cantare “Oro”, che prima di essere scritta da Mogol si intitolava “Mama Woodoo” e aveva per testo le parole del fratello Armando. Mango ha detto “Scusate”, ha alzato il braccio e chiesto aiuto. E’ arrivato lo staff, lui si è accasciato e non ha più ripreso conoscenza. E’ morto prima di arrivare in ospedale. Infarto. Purtroppo, su Youtube, il video del suo malore non manca (anzi ha già tante visualizzazioni). La mattina successiva, durante la veglia funebre, nella villa del cantante è morto anche il fratello maggiore Giovanni. Pare sempre per infarto. La notizia ha cominciato a circolare rapida e, come spesso capita, il cordoglio si è rivelato superiore a quella che in vita pareva essere la fama effettiva di Mango. Nel 2014 aveva inciso il suo 21esimo disco, “L’amore è invisibile”, interamente di cover come “Acchiappanuvole” del 2008. Pochi giorni fa era gravitato a RadioDue, ospite di Giovanni Veronesi e Massimo Cervelli a “Non è un paese per giovani”. Aveva scherzato, forse neanche troppo, sul fatto che questo tour lo stesse stancando. Aveva giocato sui neri per caso blue note 2008 elio e le storie tese rolling stones 2008dieci chili presi negli ultimi mesi e si era nuovamente divertito a sottolineare come l’idea di “rockstar” fosse puramente aleatoria: un luogo comune. Mango ha realizzato canzoni molto belle e brani per nulla indimenticabili, ma non ha mai smarrito un’idea molto personale e mai tronfia di musica. E’ stato un artista molto mediterraneo e poco italiano. Tra i suoi artisti amati non c’erano quasi mai connazionali e, quando già cantava a 7 anni, sceglieva Aretha Franklin e Led Zeppelin. Ha vissuto l’apice del successo nella seconda metà degli Ottanta e nella prima dei Novanta, ma anche le sue opere più recenti raggiungevano il disco d’oro. Chi lo amava ha aspettato buone notizie, mai arrivate, dall’ospedale dopo il malore. Chi non l’ha mai amato granché gli ha però sempre riconosciuto il talento evidente, l’originalità apprezzabile e la vocalità rara. La sua cifra principale è stata la coerenza, garbata ma ostinata: il desiderio non barattabile di realizzare la musica che gli piaceva. Qualcuno l’ha chiamata “pop mediterraneo”, che è una definizione meno sbagliata di altre. Nel 1985 vinse a Sanremo il Premio della Critica Nuove Proposte con “Il viaggio”, l’anno successivo arrivò appena 15esimo tra i Big ma la canzone che eseguì (“Lei verrà”) non sarebbe stata dimenticata. mango3A inizio carriera, appena ventenne, c’era anche lui nella RCA dei fenomeni. Le prime a notarlo furono Patty Pravo e Mia Martini. Un’altra signora della musica, Mara Maionchi, amò un suo provino e lo volle alla Fonit. Lì conobbe Mogol, con cui avrebbe scritto “Oro” e non solo quella. Con Lucio Dalla ha realizzato “Bella d’estate”, con Franco Battiato ha duettato “La stagione dell’amore”. E poi Claudio Baglioni, Andrea Bocelli, Mietta, la partecipazione al brano Domani 21/04/2009 per il terremoto in Abruzzo, il sodalizio con Pasquale Panella e i tanti musicisti di fama internazionale felici di suonare per lui. Non pochi artisti eclettici sono stati eternati da “sole” tre o quattro canzoni: in realtà avevano molte più storie da dire, e spesso le hanno dette, ma non tutti erano disposti ad ascoltarli. Mango si cimentava spesso con le canzoni altrui perché era un interprete sopraffino, lo dimostrò anche al Festival Gaber. Recentemente era stato preso in giro dal Terzo Segreto di Satira, che aveva scelto una sua canzone (La rondine) come colonna sonora “sbagliata” di una notte di sesso. La musica è piena di artisti scomparsi sul palco, dal sassofonista Feiez (Elio e le Storie Tese) al trombettista Lee Morgan, dal cantante Judge Dread a Johnny “Guitar” Watson. Gaetano Curreri, leader degli Stadio, è sopravvissuto a un ictus durante un concerto. E Ivan Graziani, che in Mango ha creduto prima di altri, amava ripetere che “un chitarrista deve morire sul palco, davanti alla sua gente”. Mango lo ha fatto davvero. E adesso manca più di quanto tutti, lui per primo, avrebbero immaginato. (Il Fatto Quotidiano, 9 dicembre 2014)

Torna Gaber se fosse Gaber (vi aspetto)

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Non sono cattivo. E’ che mi disegnano così (cit)

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